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venerdì 6 novembre 2009

come un fedele può essere laico


A proposito di crocifisso leggete un po' l' opinione della Chiesa Valdese...

Una sentenza a tutela della laicita' e della liberta' di tutti

A poche ore dalla sentenza della Corte per i diritti umani di Strasburgo, la past. Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese, esprime un giudizio positivo. "E' una sentenza importante che finalmente inquadra la questione dell'esposizione dei simboli religiosi in una cornice europea di laicità e di tutela dei diritti di tutti: di chi crede, di chi crede diversamente dalla maggioranza e di chi non crede. Ancora una volta emerge la fragilità, logica prima e giuridica dopo, della tesi secondo cui il crocefisso imposto nelle aule italiane non è un simbolo religioso ma sarebbe l'espressione della cultura nazionale. La verità è che il crocefisso nei luoghi pubblici, come il privilegio dell'Insegnamento religioso cattolico, rimandano all'Italia di un tempo antico e dello stato confessionale. La sfida oggi - conclude Maria Bonafede - è invece quella del pluralismo delle culture e della convivenza tra chi crede e chi non crede nel quadro del valore costituzionale della laicità".

3 novembre 2009



dal link: http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/index_commenti.php?id=1008

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mercoledì 4 novembre 2009

tutti insieme clericalmente


Secondo la Corte Europea dei diritti dell'uomo la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche italiane costituisce "una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni", perciò bisognerà provvedere a rimuovere quel simbolo che la Corte Costituzionale italiana aveva considerato un semplice oggetto d'arredamento. Il Governo italo-vaticano si ribella e con il suo ministro alla distruzione Suor Maria Stella Gelmini annuncia ricorso in nome della tradizione da salvaguardare (come se tutte le tradizioni fossere buone di per sè), all' iniziativa del Governo plaude la Santa Sede che si sente più protetta da quel donnaiolo di Berlusconi che da quel prelato di Prodi il cui governo stava discutendo di DICO (tutti al Family Day!). Il Presidente della Camera Gianfranco Fini torna all' ovile:
La laicità delle istituzioni è cosa ben diversa dalla negazione del Cristianesimo nella societa' italiana
(ma chi lo sta negando il Cristianesimo?).
Anche laici del Pdl, come Fabrizio Cicchitto, Margherita Boniver o Ferruccio Saro giudicano ''incomprensibile'' il deliberato della Corte. L' Udc è schierato contro la sentenza:
Il crocifisso - ha detto Pier Ferdinando Casini - è un patrimonio civile di tutti gli italiani, perchè è il segno dell'identità cristiana dell'Italia e anche dell'Europa.
Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani rispetta il suo impegno, preso per lui da D'Alema in campagna elettorale per le primarie, ovvero ispirarsi alla laicità della Dc (!?!?!):
Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce per essere vittima del diritto. Un'antica tradizione come il crocifisso non puo' essere offensiva per nessuno.
Anche i duri e puri della granitica Italia dei Valori, che pure ultimamente ha qualche problemuccio interno, sui temi della laicità balbettano (si veda la discussione sul testamento biologico) ed il capogruppo alla Camera dei Deputati Massimo Donadi afferma:
Ci sono simboli e valori, come il crocifisso, che si identificano con la storia e la cultura stessa del nostro Paese. Per questo riteniamo che il divieto contenuto nella sentenza della Corte di Strasburgo non sia una buona risposta alla domanda di laicita' dello Stato, che pure e' legittima e condivisibile. L'Italia dei Valori sostiene la necessita' di uno Stato laico e la piena garanzia dei diritti di tutti i cittadini, ma questi obiettivi non si raggiungono vietando l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici.
Lascio alla vostra intelligenza commentare il senso di queste frasi ma mi pare evidente che, anche contro le battaglie laiche, la partitocrazia e ben unita e che l' unica laternativa rimane sempre la stessa, quella che non vi propongono mai.

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sabato 31 ottobre 2009

non sottovalutare Cicciobello


Francesco Rutelli ha mollato il Pd, l' elettorato post-comunista esulterà in nome della laicità, di quel concetto di laicità che però, forse, appartiene più a Rutelli che non ai post-comunisti stessi. Da liberale, liaco e radicale io non esulto alla fuoriuscita del teodem Rutelli dal Pd, perchè condivido l' analisi che fa del Pd, non l'opinione su D'Alema ministro degli esteri della UE, nell' intervista che è pubblicata oggi sul Corriere della Sera e che pubblico qui di seguito...
Lascia il Partito democratico?

«Sì».

Eppure lei è stato uno dei fondatori di que­sto partito, nato da pochissimo tempo. La cre­atura è ancora piccola e lei va già via di casa?

«Il Pd non è mai nato. Nonostante la passio­ne e la disponibilità di tanti cittadini, non è il nuovo partito per cui abbiamo sciolto la Mar­gherita e i Ds. Non ho nulla contro un partito democratico di sinistra, ma non può essere il mio partito».

Si è pentito di aver sciolto la Margherita?
«Vede, abbiamo posto tre condizioni, sospen­dendo l’attività della Margherita: niente appro­do nel socialismo europeo; ma siamo finiti lì. Basta collateralismo, basta vecchie cinghie di trasmissione tra politica, corpi sociali, interessi economici; ma le file organizzate di pensionati Cgil, alle primarie, dimostrano che non ne sia­mo fuori. Pluralismo politico; ma anziché crea­re un pensiero originale, si oscilla tra babele cul­turale e voglia di mettere all’angolo chi dissen­te. La promessa, dunque, non è mantenuta: non c’è un partito nuovo, ma il ceppo del Pds con molti indipendenti di centrosinistra».

La Margherita può rispuntare?

«No. Ma occorre riflettere su quelle tre condi­zioni politiche. Erano tassative. E non sono sta­te rispettate».

Perché aborre la socialdemocrazia?

«Non aborro assolutamente la socialdemo­crazia. Anzi: se fossimo nel 1982, le direi che la ammiro. Ma siamo nel 2009: è un’esperienza storica che non ha alcuna possibilità di parlare ai contemporanei. Non ci sono più le fabbriche, i sindacati, le strutture sociali del Novecento».

Quando va via ufficialmente?

«Subito, anche se con dolore. Il Pd è stato il sogno di molti anni. C’è però una cosa che mi angoscia: l’incomprensione della gravità assolu­ta della condizione del Paese. È possibile uscir­ne, è possibile, come dice il nostro Manifesto per il cambiamento e il buongoverno, trovare le soluzioni giuste per l’economia, il lavoro, le piccole imprese, la crescita e la coesione del Pae­se.

Ma se non cambia quest’offerta politica, tut­to è già scritto: vince una destra dominata dal patto Berlusconi-Lega».

Quali sono le prospettive politiche?

«Cambiare l’offerta politica significa unire forze democratiche, liberali, popolari. Contrap­porsi al populismo di destra, alla xenofobia, al radicalismo di sinistra, al giustizialismo. E defi­nire una proposta credibile. Io la mia decisione l’ho presa. La manterrei, anche se fossi solo. Ma non sarò solo. Vedo molte forze che erano in fuga dalla politica tornare in campo. Quindi, una crescita per tutti».
La meta è la fine del bipolarismo e la nasci­ta di un nuovo centro?

«L’alternanza, in democrazia, è indispensabi­le. Il Pd era concepito per riconquistare il cuo­re, il centro della società italiana. Il suo sposta­mento a sinistra impone che altri assolvano questo impegno fondamentale. Oggi, né la sini­stra, né il cosiddetto centrismo parlano ai giova­ni, alle partite Iva, alle persone sensibili all’am­biente. Occorrono progetti pragmatici, ed emo­zioni. Occorre un’onestà senza macchie. Una lai­cità senza intolleranza».

Quale sarà il nome del nuovo partito? Chi vi finanzia? E dove sarà la sede?

«È troppo presto per parlare di nomi, di fi­nanziamenti e di sedi. La scelta politica è fatta, per il resto c’è tempo».

Lei, come ha scritto Pierluigi Battista, ha al­le spalle una storia di partiti cambiati o ab­bandonati. I radicali, i Verdi, la Margherita. Ma è possibile, nel volgere di pochi lustri, par­lare di una sempre nuova offerta politica o, come disse una volta, di un nuovo conio, sen­za che si capisca mai bene il portato ideale di questi mutamenti?

«Sì, in trent’anni mi onoro di aver aderito ai radicali, ai Verdi, alla Margherita. E allora? Quanti ex fascisti non vengono interpellati allo stesso modo? Quanti ex rivoluzionari di sini­stra oggi siedono nel governo Berlusconi? Che vengano da destra o da sinistra, nel Pdl sanno che il loro potere non sopravvivrà nel dopo Ber­lusconi. Guardando a sinistra, ho ricordato che molti altri hanno avuto almeno tre partiti, pri­ma del Pd: Pci, Pds, Ds. La differenza è che in cuor loro si sentono in perfetta continuità. Ec­co: questa mancata discontinuità è uno dei maggiori problemi che avrà il Pd. Però gli augu­ro sinceramente il meglio, nell’interesse del Pa­ese e dell’alternativa al populismo di destra».

Come risponde alle accuse d'incoerenza o di opportunismo?

«Su di me si esercita una polemica che non finisce mai. Ricorda, ai tempi del Giubileo, 'l’ex-radicale che è diventato amico di Giovan­ni Paolo II'? Come se non si potesse essere cre­denti, secondo certi laicisti furiosi — come ha scritto Giancarlo Bosetti — senza stringere pat­ti di potere con le gerarchie vaticane! C’è una contraddizione di fondo, però, in queste pole­miche contro di me: essere un laico cristiano risponde a una scelta di opportunismo? Oppu­re è il contrario, visto che per difendere alcune convinzioni ho certamente pagato, e tuttora pa­go, un prezzo molto maggiore dei supposti be­nefici? » .
Se avesse vinto Dario Franceschini, sareb­be rimasto nel Pd? O aveva già deciso prima di conoscere l’esito delle primarie?

«Guardi, l’esito del congresso era chiaro da parecchi mesi. E l’ho anticipato nel mio libro, La svolta » .

Qual è il suo giudizio su Pier Luigi Bersani?

«Persona seria. Non so come intenda fare il suo lavoro d’inclusione nel partito che guida. A me, ad esempio, da quando si è candidato, non ha fatto neppure una telefonata. Ma non mi of­fendo certo: è politica».

Che cosa le ha detto Massimo D'Alema nel colloquio dell’altro giorno?

«Abbiamo parlato di economia, dell’incredi­bile caso Marrazzo, della sua candidatura — che giudico eccellente — per la guida della poli­tica estera europea. Quanto al Pd, mi ha garbata­mente detto che ci sarebbe spazio per me, ma gli ho spiegato che questo non è il Pd che avrei voluto far nascere. Potremo collaborare da po­stazioni diverse, e ho fiducia che questo amplie­rà le forze».

Chi l’ha chiamata in questi giorni? Chi ha cercato di frenarla e chi al contrario l’ha solle­citata a fare questa traumatica scelta?

«Ho ricevuto migliaia di messaggi d’incorag­giamento, adesioni, sostegni. Molti, prestigio­si. Tante email di critiche da elettori del Pd: cer­cherò, nei prossimi giorni, di rispondere a tut­ti. A frenarmi? Alcuni amici di lungo corso, co­me Paolo Gentiloni. Ma è stato più formale che altro. Sanno perfettamente, da anni, che non sa­rei mai entrato in un Pd post-Pci. Quanto a lo­ro, purtroppo, s’illudono».

Ha parlato con Silvio Berlusconi?
«No».

Qual è il suo stato d’animo?

«Determinazione, e desiderio di far crescere una squadra: assolutamente, non un 'partito di Rutelli'. Del resto, i nomi di Bruno Tabacci, Lo­renzo Dellai, Linda Lanzillotta, già dicono mol­to. Le firme al Manifesto indicano una potenzia­lità enorme, che può raggiungere anche settori moderati, e in sofferenza, del centrodestra».
Pier Ferdinando Casini sostiene che assie­me potreste prendere cinque milioni di voti. È il leader dell’Udc il suo alleato naturale?

«Casini è un interlocutore essenziale. Ed è giusto guardare lontano: con proposte serie, si può puntare a unire molte altre energie. Sino a creare, in alcuni anni, la prima forza del Paese».

Marco Cianca
La vittoria della mozione di Pierlugi Bersani (Massimo D'Alema) a quel non-ongresso del Partito democratico ha sancito il ritorno al vecchio e non perchè Bersani sia un post-comunista, sia lasciato a tutti il diritto di cambaire idea, ma lo dimostra il profilo dell' elettore medio che l' ha votato alle non-primarie del Pd: ex elettore Pci, dai 60 anni in su, livello di studi medio-basso. Non so quanti voti Rutelli porterà via dal Pd, forse moltissimi riducendolo ai risultati dei Ds, forse pochissimi, ma ciò che è veramente importante credo siano le motivazioni con le quali si è congedato da questo Pd(s) sulle quali non mi pare ci si sia soffermati molto...


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martedì 27 ottobre 2009

La Repubblica di regime


Ora potrete capire perchè i Radicali, che da sempre denunciano e lottano contro il regime dell' informazione e non solo, non parteciparano alla manifestazione sulla libertà di informazione di inizio ottobre. Tra gli organizzatori oltre ai vari partiti che continuano a lottizzare stampa e televisioni c' era in prima linea il quotidiano La Repubblica. Guardate un po', cliccando qui, qual è il servizio che questo libero giornale offre ai suoi lettori: non vi sembra che manchi qualcuno? Ci sono proprio tutti, anche i Verdi ed il partito di Rutelli che ancora non c'è, ma... la Lista Bonino/Pannella? A P-Scalfari ed al direttore Ezio Mauro proprio non va giù, infatti già le tabelle sui risultati delle elezioni europee di giugno "dimenticavano" il simbolo radicale. La Repubblica continua ad ignorare il principio democratico, liberale, einaudiano del "Conoscere per deliberare". Costoro dovrebbero guidare la battaglia per la libertà di informazione? Francamente mi viene da ridere, per non piangere, io credo invece che Repubblica sia uno dei massimi organi di questo regime, che come Rai e Mediaset continua a cancellare i Radicali e che come opposizione si sceglie Di Pietro, molto più comodo. Se avevate qualche dubbio su chi sono i veri oppositori al regime dei partiti, credo che un sondaggio del genere ve li possa far passare tutti, sta voi ora scegliere con chi stare.

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lunedì 26 ottobre 2009

se questo è un congresso


Ma quindi il congresso del Partito Democratico è finito? Mi sembra di essermi perso qualche passaggio, dov'è la discussione delle mozioni? Dove sono gli emendamenti? E gli interventi degli iscritti? Scusate ma di che si è parlato in questo congresso? Prima hanno votato gli iscritti nei circoli, poi c'è stata la "convenzione" che altro non era che tre discorsi di presentazione delle mozioni e poi le primarie, che tali non sono, aperte a qualsiasi passante che avesse 2€ in tasca per incoronare il segretario. Finito.
E da domani di nuovo tutti a bisticciare? D' Alema a comandare e tessere alleanze più o meno democristiane e preparare nuovi accordi con le dittature (vedi Gheddafi). Questo è il partito della democrazia? Altro che primarie come grande prova democratica, per me questo congresso ha rappresentato il vuoto assoluto.
Intanto di congresso se ne prepara un altro...

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