No B-Day, la solita storia italiana
Il 29 aprile 1945 in Piazzale Loreto a Milano veniva esposto a testa in giù il cadavere dell' ex duce Benito Mussolini, gli stessi italiani che qualche hanno prima lo osannavano nelle piazze quel giorno lì facevano scempio del corpo dell' ex dittatore e festeggiavano la liberazione da parte dei partigiani e degli anglo-americani.
Il 30 aprile 1993, a Roma, manifestazioni del Pds di Occhetto, dell' Msi di Fini e della Lega Nord di Bossi per chiedere lo scioglimento delle camere, il Presidente del Consiglio era Bettino Craxi che quel giorno all' uscita dall' albergo dove dimorava venne colpito da un lancio di oggetti e monetine. Il 5 maggio in odore di arresto Craxi scappa in Tunisia e così uno dei presidenti del consiglio più amati della storia repubblicana lascia il paese per quello che lui definì un "esilio volontario".
Domani, 5 dicembre 2009, si terrà il No B-day per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al fine di farsi processare; mi sono già espresso contro questa manifestazione che non faccio fatica a definire ridicola. La situazione di Berlusconi è ben diversa da quella che fu di Mussolini e di Craxi anche perchè lui gode ancora di un forte consenso popolare ma una similitudine, in chiave futura, c'è. Sia nel 1945 che nel 1993 dopo l' amore per il leader e dopo la sua caduta a furor di popolo ci fu la sensazione di essersi liberati da un regime: quello fascista prima, quello partitocratico dopo. La verità è che la prima volta non ci fu una vera e propria liberazione ma solamente il passaggio dallo stato fascista a quello partitocratico, il quale non è morto nel 1993 ma ha solamente cambiato gli attori che si muovono nel conteso del regime ovvero i partiti che hanno cambiato abito per darsi un' immagine pulita (tranne quello radicale). La novità fu poi l' ingresso in politica di Silvio Berlusconi il quale sceso in campo per cambaire il sistema, per fare la rivoluzione liberale, si è presto adattato al sistema diventando il massimo esponente del regime. Quando Berlusconi cadrà probabilmente ci sarà lo stesso linciaggio del leader e questo popolo del No B-day crederà di vivere in uno stato democratico fino alla prossima, ennesima, volta.
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Il 30 aprile 1993, a Roma, manifestazioni del Pds di Occhetto, dell' Msi di Fini e della Lega Nord di Bossi per chiedere lo scioglimento delle camere, il Presidente del Consiglio era Bettino Craxi che quel giorno all' uscita dall' albergo dove dimorava venne colpito da un lancio di oggetti e monetine. Il 5 maggio in odore di arresto Craxi scappa in Tunisia e così uno dei presidenti del consiglio più amati della storia repubblicana lascia il paese per quello che lui definì un "esilio volontario".
Domani, 5 dicembre 2009, si terrà il No B-day per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al fine di farsi processare; mi sono già espresso contro questa manifestazione che non faccio fatica a definire ridicola. La situazione di Berlusconi è ben diversa da quella che fu di Mussolini e di Craxi anche perchè lui gode ancora di un forte consenso popolare ma una similitudine, in chiave futura, c'è. Sia nel 1945 che nel 1993 dopo l' amore per il leader e dopo la sua caduta a furor di popolo ci fu la sensazione di essersi liberati da un regime: quello fascista prima, quello partitocratico dopo. La verità è che la prima volta non ci fu una vera e propria liberazione ma solamente il passaggio dallo stato fascista a quello partitocratico, il quale non è morto nel 1993 ma ha solamente cambiato gli attori che si muovono nel conteso del regime ovvero i partiti che hanno cambiato abito per darsi un' immagine pulita (tranne quello radicale). La novità fu poi l' ingresso in politica di Silvio Berlusconi il quale sceso in campo per cambaire il sistema, per fare la rivoluzione liberale, si è presto adattato al sistema diventando il massimo esponente del regime. Quando Berlusconi cadrà probabilmente ci sarà lo stesso linciaggio del leader e questo popolo del No B-day crederà di vivere in uno stato democratico fino alla prossima, ennesima, volta.







